I social dovrebbero fornire automaticamente un secondo account collegato a quello principale. Ti iscrivi come @ptkdev e, senza compilare un altro form, confermare un'altra email o dimostrare per la seconda volta di non essere un bot ricevi anche @ptkdev_priv o, perché no, @ptkdev_spam.
Uno pubblico e uno privato. Uno per dire cose sensate davanti a colleghi, clienti e persone conosciute una volta a una conferenza. L'altro per condividere foto sfocate e meme, lamentarsi del vicino che usa il trapano alle 8:03 e pubblicare pensieri che non meritano di diventare parte del proprio personal branding online.
Oggi, invece, ogni social ci consegna un unico palco e ci invita sopra insieme a nostra madre, al capo, alla tua ex, a tre recruiter e a quel parente che mette l'emoji 🤣 sotto le foto dei funerali perché pensa che sia quella triste che piange.
Quel posto dove puoi chiederti, tra te e te: "A cosa stai pensando?" A niente, signor giudice, a niente. Sto benissimo.
Il problema non è avere qualcosa da nascondere. È che non tutto quello che siamo deve essere presentato allo stesso pubblico. Non racconto la stessa battuta a una cena tra amici e a una riunione con il cliente. O meglio, posso farlo, ma poi devo aggiornare LinkedIn con "Open to Work".
Abbiamo provato a risolvere con le liste degli amici stretti, i gruppi, i canali e le impostazioni di privacy progettate come il sito dell'INPS, dove non si capisce nulla. Ma la verità è che tutti continuiamo a creare nuovi account \_priv o \_spam. Vero, Gianpirlo? Tu la sai lunga.
Il doppio account automatico sarebbe più onesto. I social devono riconoscere una cosa semplice: non siamo una sola versione di noi stessi. Siamo professionali con alcuni, stupidi con altri, silenziosi con quasi tutti e inspiegabilmente romantici e/o tristi alle due di notte. Non è falsità, è contesto. Anche il pigiama è un vestito vero: semplicemente non lo metti per andare dal commercialista, ma lo indossi spaparanzato sul divano. Di solito. Non tutti, in effetti.
Dateci una vetrina privata e una pubblica e nessuno si farà male.
