Ultimamente uso così tanto l'intelligenza artificiale che mi viene in mente solo una frase: ma chi me lo fa fare? Tanto può farlo l'AI. Frase comodissima, tra l'altro, perché funziona sia come riflessione filosofica sia come scusa per non aprire Jira.

Non parlo di testi, immagini o di generare cose. Parlo di IDEE.

Sì, è vero, posso chiedere anche questo all'intelligenza artificiale: dammi 10 idee per un'app, consigliami 10 progetti per diventare ricco oppure analizza il mercato della pesca e suggeriscimi 10 business in questo settore. Perché evidentemente il mio destino poteva essere una startup SaaS per pescatori, e io stavo qui a ignorarlo.

L'ho fatto. L'ho chiesto.

Ci ho fatto brainstorming, ci ho chiacchierato, ne ho chieste 10, poi altre 10 e altre 10 ancora. Belle idee, certo. Pulite, ordinate, presentabili. Così presentabili che sembravano già passate da un comitato marketing con le camicie stirate.

Perché devo creare una libreria nuova per i miei colleghi sviluppatori e risolvere loro un problema quando possono ottenere la stessa soluzione chiedendola all'AI? Tre righe di prompt scritte da loro potrebbero banalmente rendere inutile il mio lavoro di tre giorni. Una bella umiliazione, servita tiepida, con garnish di produttività.

Mi piaceva creare utility, soluzioni, piccole app che facevano risparmiare quei 3 giorni di lavoro a qualcuno. Ora, invece, sembra che le idee debbano essere talmente complesse da non poter essere liquidate da un singolo prompt scritto tra un caffè e una notifica di Slack. Altrimenti non sei utile, sei solo un passaggio intermedio con una tastiera meccanica.

Spesso, nella programmazione, quando leggo cosa sta facendo Claude dopo avergli chiesto di sviluppare del codice, vedo che usa librerie già adottate da tanti. Praticamente devo cambiare paradigma: non devo più creare cose per altri sviluppatori, ma creare cose così riconoscibili che, quando altri developer chiedono codice all'AI, lei finisca sul mio GitHub o usi la mia libreria NPM. Il nuovo sogno professionale: diventare cibo di qualità per modelli linguistici.

Abbiamo smesso di lavorare da umani per gli umani. Ora lavoriamo da umani per l'AI, affinché lei possa generare soluzioni al posto tuo per altri. La catena alimentare del software, ma con più token.

Forse il vero valore non sta nel fare qualcosa che l'AI non sa fare, ma nel mettere dentro ogni idea una parte di noi che nessun algoritmo può imitare davvero. La tecnologia può accelerare il pensiero e il lavoro, ma non sostituire il senso che diamo alle cose. Anche perché, se il senso lo lasciamo decidere a un autocomplete, poi non lamentiamoci se la vita sembra una release note.

Alla fine ciò che ha valore non è la velocità con cui realizziamo le nostre idee, ma il motivo per cui scegliamo di farlo.