"Che odio quando hai una conversazione con qualcuno e all'improvviso la persona cambia tono e stai iniziando ad averne una con il suo ChatGPT."

Questa cosa mi manda fuori di testa, l'ho scritta su Twitter e me ne sono lamentato per un'intera serata con gli amici. Non perché usare ChatGPT per scrivere sia sbagliato, anzi. Lo uso anche io, lo uso tanto, lo uso abbastanza da sapere quando entra nella stanza senza salutare. Il problema è quando stai avendo una conversazione normale con una persona e, all'improvviso, dall'altra parte non c'è più lei. C'è il suo ufficio legale in formato tascabile.

WhatsApp è già un luogo emotivamente instabile. Nasce per dire "arrivo tra 5 minuti" e finisce per contenere litigi, scuse, preventivi, note vocali da 7 minuti, screenshot di altre chat e frasi tipo TIPO NIENTE PERCHÉ TI FANNO GHOSTING, che è peggio di ricevere una risposta dove non metti le h. Per fortuna i miei amici preferiscono insultarti invece di farti ghosting, ma questa è un'altra storia.

Dentro questo ecosistema già fragile, il cambio di tono è devastante. Prima la persona ti scrive come ha sempre scritto: parole corte, punteggiatura casuale, una grammatica che non è grammatica perché, nella foga della conversazione, inizia a scrivere mille refusi per rispondere prima di te mentre state litigando. Poi, dopo tre minuti di silenzio, arriva un messaggio perfetto. Troppo perfetto. Un blocco compatto, educato, bilanciato, con una frase finale che sembra uscita da un corso obbligatorio sulle comunicazioni difficili.

E tu lo senti subito. Non stai più parlando con Peppe, Luigi, Serena o chiunque fosse. Stai parlando con "Capisco il tuo punto di vista, tuttavia ritengo importante chiarire alcuni aspetti". A quel punto non vuoi più rispondere. Preferiresti chiamare il tuo avvocato.

La delusione vera non è che abbia usato l'AI. La delusione è che abbia smesso di rischiare la propria voce. Ha delegato il fastidio, l'imbarazzo, la rabbia, perfino la confusione. Tutte cose umane, brutte magari, ma almeno vive. Invece arriva questa prosa sterilizzata, lucidissima, che non dice "sono ferito", ma "ritengo opportuno esprimere il mio disappunto in merito alla situazione".

Traduzione: qualcuno ha chiesto a ChatGPT di sembrare adulto. Gravissimo.

Perché nelle conversazioni difficili non serve sempre essere impeccabili. A volte serve essere riconoscibili. Voglio capire se sei arrabbiato, deluso, confuso, passivo-aggressivo o semplicemente affamato. Sono informazioni importanti. Se invece mi mandi un paragrafo con tono da comunicato stampa aziendale, io non so più se devo rispondere a te, al tuo terapeuta, al tuo avvocato o al prompt "rendi questo messaggio assertivo ma non aggressivo".

Il risultato? Tu scrivi a una persona e ricevi indietro una policy. Tu provi a chiarire un malinteso e dall'altra parte arriva un documento di compliance sentimentale. Manca solo il PDF allegato con oggetto "Riepilogo_conversazione_finale_v2".

Se devo discutere con una macchina, almeno voglio saperlo prima. Mi preparo, apro un ticket all'assistenza e chiedo subito di annullare il rinnovo mensile dell'amicizia. Ora.